Il
16 marzo scorso nella sala Ariston di Merano la Gas-Lampe si è
presentata al pubblico.
I
g.a.s., acronimo che sta per “gruppi di acquisto solidale“, sono
diffusi un po’ ovunque sul territorio nazionale, e i principi alla
base della loro organizzazione sono il consumo critico, più in
generale una domanda di “eticità” nel mercato che metta al
centro le persone e le relazioni, un miglioramento della qualità
dell’alimentazione, della salute, dell’ambiente, della vita nel
suo insieme. L’atteggiamento positivo nei confronti del consumo
consapevole, deve diventare da salutistico ed elitario, “normale”
e quotidiano. Chi agisce quotidianamente secondo tali principi, è
cosciente che alla base dell’attuale crisi del sistema economico
occidentale ci stanno convinzioni e atteggiamenti di segno opposto.
Se non ci si vuole adeguare all’inarrestabile consumismo, causa di
ingiustizie sociali e di disastri ambientali, lo si può fare
individualmente aggregandosi ai g.a.s. locali.
Al
termine della presentazione si è potuto assistere alla
rappresentazione di un racconto delle cosmicomiche di Italo Calvino,
“Le figlie della luna”, inscenato dalle attrici del gruppo
teatrale LESArte con la regia di Michele Fiocchi e la coreografia di
Sabine Raffeiner. L’autore già negli anni sessanta vedeva gli
aspetti negativi del vortice consumistico in atto. Gli spettatori
sono stati trascinati emotivamente da una competente regia e dalla
bravura degli attori in una sorta di trionfo dei rifiuti, di mondo
capovolto. Nel Giorno del Ringraziamento del Consumatore lungo le
strade di Manhattan sfila da una parte il Corteo del Cliente
Soddisfatto, organizzato da un grande magazzino per consentire alla
sua clientela di “manifestare la propria gratitudine verso la
Produzione che non si stanca di soddisfare ogni suo desiderio”;
dall’altra invece una luna scrostata ed ammuffita guida un corteo
di macchine massacrate, di scheletri di camion, cui si aggiungono man
mano persone…
L’intrattenimento
ha sicuramente offerto materia di riflessione.
Inoltre
la versione bilingue del pezzo teatrale nell’alternanza delle
battute sembrava rivolta ad una società ideale, senza separazioni,
in cui lingue e culture convivono e interagiscono per istinto
naturale. Qualcuno s’è forse ricordato di un “Teste tonde e
teste a punta” brechtiano e delle gabbie etniche degli anni
settanta.
Ospite
della serata è stata Vera Besse di SOL, Solidarität Ökologie
Lebenstil, Österreich che ha illustrato come nella nostra vita
quotidiana possiamo agire un consumo sostenibile acquistando sulla
base di criteri che i g.a.s. hanno fatto propri.
L’economia non è fine a se
stessa, ma al servizio dell’uomo e la qualità della vita non è
data dalla maggiore disponibilità di merci, di beni. Come sosteneva
Marcel Proust, il vero viaggio di esplorazione non consiste nella
scoperta di nuove terre, bensì nel saper vedere con occhi diversi
quelle stesse terre. Quanto conta per noi il denaro, i beni che con
esso ci possiamo permettere, rispetto alle amicizie, alla famiglia,
ai nostri quotidiani rapporti con il prossimo? Al tempo per se
stessi, a un’attività che dà senso alla nostra esistenza?
In
Europa l’impronta ecologica di ognuno è all’incirca tre volte
maggiore di quel che la terra possa sopportare. La crescita economica
è una costante dell’attuale sistema. Il PIL, prodotto interno
lordo di un paese, è il valore totale di tutte le merci e
prestazioni di servizi che vengono annualmente prodotte nello stesso.
Viene utilizzato come unità di misura del benessere: più alto è,
maggiore è il benessere. Ma il PIL non misura né il reale benessere
né la felicità di ognuno di noi. Altri strumenti di misurazione ci
dicono invece che nei paesi industriali non c’è stato alcun
aumento di benessere negli ultimi anni.
Niente
di meglio delle parole appassionate di Vera Besse poteva spiegare i
g.a.s a un pubblico attento e interessato che è intervenuto nel
dibattito, dimostrando che la cittadinanza è sensibile alle
tematiche affrontate.
Il
prossimo incontro su economia, consumo, energia, sarà il 13 aprile
alle 20.30, al Centro per la Cultura di Via Cavour, 1.
Liliana
Turri - Gaslampe












